La poesia è un «vomito», l’accesso febbrile del bambino a cui nessun adulto «sorregge la fronte». Il nuovo libro di Rosaria Lo Russo prende avvio dall’esibizione di un trauma, la ferita originaria con cui inizia l’avventura del soggetto:

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Dentro la poesia: Rosaria Lo Russo – Poesia in voce. Teroni Mi pare che la veste ideale per le tue poesie sia la performance, ovvero qualcosa che prevede una recitazione pubblica e quindi si distingue dalla poesia letta, diciamo, in una dimensione solitaria. Ti chiedo semplicemente: qual è il motivo di questa scelta?

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La poesia di Rosaria Lo Russo ha tutte le carte in regola per essere considerata “out” dall’accademia. Inetichettabile, sfuggente alle regole, ai canoni ma anche ai controcanoni, è però finita nella decina dei candidati allo Strega poesia. Nonostante il libro in questione, Tande, sia uscito per una piccola casa editrice, Vydia, che non può certo giocare sul proprio peso. «Sono onorata e stupita — dice Lo Russo, 60 anni, fiorentina di origini calabresi, è anche traduttrice e performer — Mi fa piacere che la giuria così prestigiosa abbia posto attenzione al mio libro: io non mi sarei mai buttata nella mischia. Considerando quanto la ricezione critica della poesia in Italia sia diventata problematica, lo considero un bel traguardo. Ormai ci sono molti poeti e pochi critici».

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Tande di Rosaria Lo Russo. Articolo su Leggere tutti.

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ANNE SEXTON, IL CALICE DEL RINNOVAMENTO di Gisella Blanco. Pubblicato su minima & moralia

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Trasformazioni di Anne Setxon, traduzione di Rosaria Lo Russo. Articolo su I Robinson

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Dalla performance al libro (e ritorno), Rosaria Lo Russo ha saputo inventare uno spazio ‘pagina/palco’ unico, identificativo di una scrittrice che va considerata come ‘aumentata’ dall’artista performativa. La presenza di 'due artiste in una' porta con sé una sorta di condanna all’amplificazione che ha come manifestazione più immediata l’abbondanza quasi barocca di timbri, voci e registri che caratterizza da sempre i libri della poetessa fiorentina. L’invenzione linguistica non deve però fare dimenticare l’investimento, crescente, sulla forma progettuale dei testi. I due libri più nuovi, usciti a breve distanza nel 2021, sono formalmente molto diversi ma hanno però una figura tematica/strutturante in comune: quella della sposa.

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In Taci, anzi parla, il diario che Carla Lonzi ha tenuto fra 1972 e 1977 e che ripercorre alcune delle principali tappe della sua esperienza in Rivolta femminile, l’autrice inserisce una breve frase che interroga chiunque si affacci agli studi sull’autorialità femminile nel Novecento, anche considerando i rapporti fecondi che alcune autrici stabiliscono con il movimento femminista. Dichiara infatti Lonzi:

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Anne Sexton (1928-1974) è da tempo entrata in una sorta di olimpo della scrittura femminil-femminista che ha quasi immadonnato la ristretta cerchia di tali autrici. Che mi sembrano il péndant, nell’inversione di genere, dei ‘poètes maudits’ ottocenteschi, con cui hanno in comune una bruciante e spesso autodistruttiva identificazione di arte e vita, in cui la scrittura appare il fedele sismografo del loro sradicamento ed esistenziale ‘squartamento’, secondo direbbe E. M. Cioran.

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