Se tu segui tua stella– Letteratura italiana

Andrea Battistini – Renzo Cremante – Gabriella Fenocchio



Maria Luisa Vezzali
VOCI DI DONNE NELLA POESIA ITALIANA CONTEMPORANEA


Le figlie dell’emancipazione

  1. 1 Rosaria Lo Russo, la musa a se stessa
    (Firenze, 1964)

Dopo che le autrici presentate nella sezione precedente hanno offerto alla poesia delle donne la possibilità di esprimersi in tutti i generi, non ci stupiamo di ritrovare in questa fiorentina, figlia di migranti meridionali, una vivace produzione parodica, espressione di una vis polemica accompagnata dall’autoironia. Attrice-performer, che ha lavorato anche con l’attrice e regista Piera degli Esposti – «la massima esecutrice di testi apprezzabile in Italia», secondo la definizione del critico Andrea Cortellessa ,-Lo Russo è dantista ed esperta di letteratura comparata. In particolare nella raccolta Lo dittatore amore decostruisce temi e forme della grande
tradizione italiana, che ha voluto riservare alla donna il ruolo nobile ma soffocante di ispiratrice, per diventare “musa a se stessa” (Incasso bene il colpo della musa /morta per asfissia di ridondanza, / avendo perso l’ultima speranza / nella lirica stanca che m’abusa”), in un percorso attraverso il quale l’Io-Lei si scrolla di dosso etichette e luoghi comuni per riconoscersi – fuori dal lezioso attributo di”poetessa” o dal vetero femminista
“poeta” – come “poetrice”, fusione di donna poeta e attrice. La aiutano in questo percorso la conoscenza delle mistiche medievali, le tracce matriarcali rintracciabili nei ricordi autobiografici e la strada aperta dalle “sorelle in scrittura”, come Anne Sexton. In lo e Anne. Confessional poems (D’if, Napoli 2010), infatti, il confronto con la collega americana (da lei già tradotta per Crocetti e Le Lettere) sono affrontati con cruda franchezza
e sorriso beffardo anche temi autobiografici brucianti, come il rapporto edipico e la celebrazione provocatoria dell’anoressia.

In Crolli (Dei Merangoli, Roma 2016) il linguaggio si contorce per fornire una disamina apocalittica della crisi della società occidentale, mentre al raccolta Nel nosocomio (Effigie, Milano 2016) legge l’Italia contemporanea sotto la lente metaforica di una gigantesca clinica in cui nessuno vuole più invecchiare, i centri di bellezza hanno sostituito ogni forma di aggregazione sociale e ovunque domina una volgarità che soffoca qualsiasi ipotesi etica. Con il recentissimo Unamedea (ValigieRosse, Livorno 2022), poi, Lo Russo riprende un filone già iniziato con Penelope (D’if, Napoli 2003), quello della rilettura dei personaggi femminili del mito, per estrarne – grazie al linguaggio e all’immaginario violentemente contemporaneo – quel nucleo di modernità che spesso la tradizione ha appannato: Da vent’anni non dormo/ [ . . ] / piango me desolata reggia / piango me pretendente di me consorte/ usurpatrice me della mia stessa sorte / e l’ancella alle calcagna senza cuore stappa le conserve / Mi segno in fretta e mi schiodo di scatto dalla seggia/ Straniero, è finita l’udienza.





Rosaria Lo Russo su “Se tu segui la tua stella”