"Unamedea" plaquette di Rosaria Lo Russo, vince il Premio Ciampi Valigie Rosse 2021. Il progetto editoriale di Valigie Rosse è nato nell’ambito del premio musicale intitolato al cantautore livornese Piero Ciampi. Il Premio Ciampi Valigie Rosse è diviso in due sezioni e prevede ogni anno la pubblicazione di due libri: una plaquette inedita di un poeta italiano ed una antologia o raccolta di un poeta straniero. Le due sezioni sono curate rispettivamente da Paolo Maccari e Valerio Nardoni.

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Il saggio di Rosaria Lo Russo indaga uno degli aspetti centrali della poetica di Pirandello: il mistero della creazione del personaggio dalla mente dell’autore. Appena acquisita concretezza come immagine, il personaggio rivendica la propria autonomia e chiede di vivere nella dimensione narrativa o drammaturgica. Ciò comporta, per il teatro, che l’attore, in particolare l’attrice nel ruolo di Primadonna, interprete prediletta dallo scrittore siciliano, si presti a reduplicare lo stesso processo creativo avvenuto nella mente dell’autore. Questo mito della creazione, che sostituisce, svalutandola, la maternità naturale, è esemplarmente rappresentato nella vicenda di Silvia Roncella, protagonista del romanzo Suo marito (poi Giustino Roncella nato Boggiòlo), la quale accede alla piena maturità di scrittrice solo dopo la morte prematura del figlio che aveva partorito.

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In Taci, anzi parla, il diario che Carla Lonzi ha tenuto fra 1972 e 1977 e che ripercorre alcune delle principali tappe della sua esperienza in Rivolta femminile, l’autrice inserisce una breve frase che interroga chiunque si affacci agli studi sull’autorialità femminile nel Novecento, anche considerando i rapporti fecondi che alcune autrici stabiliscono con il movimento femminista. Dichiara infatti Lonzi:

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Il saggio di Rosaria Lo Russo indaga uno degli aspetti centrali della poetica di Pirandello: il mistero della creazione del personaggio dalla mente dell’autore. Appena acquisita concretezza come immagine, il personaggio rivendica la propria autonomia e chiede di vivere nella dimensione narrativa o drammaturgica. Ciò comporta, per il teatro, che l’attore, in particolare l’attrice nel ruolo di Primadonna, interprete prediletta dallo scrittore siciliano, si presti a reduplicare lo stesso processo creativo avvenuto nella mente dell’autore. Questo mito della creazione, che sostituisce, svalutandola, la maternità naturale, è esemplarmente rappresentato nella vicenda di Silvia Roncella, protagonista del romanzo Suo marito (poi Giustino Roncella nato Boggiòlo), la quale accede alla piena maturità di scrittrice solo dopo la morte prematura del figlio che aveva partorito.

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Anne Sexton (1928-1974) è da tempo entrata in una sorta di olimpo della scrittura femminil-femminista che ha quasi immadonnato la ristretta cerchia di tali autrici. Che mi sembrano il péndant, nell’inversione di genere, dei ‘poètes maudits’ ottocenteschi, con cui hanno in comune una bruciante e spesso autodistruttiva identificazione di arte e vita, in cui la scrittura appare il fedele sismografo del loro sradicamento ed esistenziale ‘squartamento’, secondo direbbe E. M. Cioran.

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Mentre su Ulisse, da Omero a Joyce e oltre, tutto (e persino più del necessario) sembra sia stato già detto e ridetto, su Penelope resta forse da scrivere, se non altro perché manca ancora una storia della sua secolare fortuna. Per la prima volta una Penelope che prende le distanze dal patriarcato, disubbidendo al padre, è tratteggiata da Ovidio nelle Epistolae Heroidum (I, 83-84). Ancor più lontano dal patriarcato è il romanzo Penelope (1988) di Silvana La Spina, dove Odisseo e Icario sono messi sullo stesso piano dalla protagonista che, scegliendo Cleonte, prende le distanze da entrambi.

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Questo libro schiude un cassetto magico delle idee, tensioni e passioni di una lettrice d’eccezione. In Figlia di solo padre la voce di Rosaria Lo Russo illumina i passaggi di un percorso personale mai chiuso al confronto collettivo, e si affianca alle vocalità di altre scrittrici che, nel tempo, hanno sfidato l’orizzonte discorsivo del patriarcato autoriale. È un tema mai concluso, quello dell’autorialità femminile. In questi scritti, così amorevolmente composti, Lo Russo esegue una generosa regia interpretativa, stendendo un bandolo di visioni e affinità testuali.

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Il libro della follia è la prima traduzione integrale in italiano della prima edizione di The Book of Folly, che Anne Sexton diede alle stampe nel 1972. Qui lo stile confessional, che aveva reso celebre l’autrice, fruttandole alla fine degli anni sessanta il prestigiosissimo Pulitzer Prize, giunge alla piena maturità, trasformando il teatro confessionale dell’io lirico nel Gran Teatro psichedelico delle allegorie transpersonali. La Signora Benestante che scrive occasionalmente versi rispettando le forme metriche lascia il posto, definitivamente e consapevolmente, al personaggio della Poetessa Martire della società benpensante, e all’aspirante suicida, ma non prima di aver effettuato il rovesciamento parodico dei valori patriarcali, accostando l’alto senso del tragico all’ironia e alla caricatura, la metafora lirica al sarcasmo più candidamente blasfemo.

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«Bella e dannata, sexy e infantile, sposata e sciupamaschi, indifesa ed esibizionista, plurisuicida con un incrollabile senso dell’umorismo, fragile ma carismatica, autodidatta e docente universitaria, atea e religiosa benestante, signora drogata di torazin e alcolizzata»: così in Love Poems (Le Lettere, 1996), Rosaria Lo Russo descrive Anne Sexton. La stessa Lo Russo cura oggi la prima traduzione integrale di The Book of Folly (Il libro della follia, La Nave di Teseo, 2021), pubblicato per la prima volta nel 1972. Il libro è diviso in tre parti: 1. “Trenta poesie”; 2. Tre racconti, “Ballare la giga”, “Il Balletto del Buffone”, “Cala le ciocche”; e una sezione poetica finale, “Carte di Gesù”.

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Con questa poesia, «L'uccello ambizione», apre Il libro della follia che Anne Sexton diede alle stampe due anni prima del suicidio nel 1974, anno del divorzio dal marito. Prima traduzione integrale in italiano, pubblicata da La Nave di Teseo per la cura e l'ottima traduzione di Rosaria Lo Russo.

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