La Femmina Fonica – Una ricognizione informale sulla prima produzione di Rosaria Lo Russo.
Sarebbe impossibile curare un’analisi testuale di un’opera di Rosaria Lo Russo senza avere piena coscienza del piano temporale in cui l’autrice l’ha collocata: è anche vero che non possiamo classificare Rosaria Lo Russo come un poeta che ha dato alle stampe varie dispense di un unico libro. Il corpus poetico di quest’autrice si costruisce per accumulo: ogni tassello del poema ininterrotto costituisce una tappa di un discorso che tende a ripetersi, ad ampliarsi, a specificarsi e a tornare anche a distanza di anni rivisto e aggiornato, illuminando di volta in volta un processo psichico in continua evoluzione. Poco importa la cronologia della composizione di ogni singola poesia: ciò che conta è il momento in cui le varie parti del lavoro vengono date alle stampe, un momento in cui sembra che la tensione del dire venga meno, che la ricerca poetica possa solo concludersi con una manieristica ripetizione di sé.
Da sfatare il luogo comune che vuole la poesia di Rosaria Lo Russo appartenente ad un ipotetico neo-manierismo tutto novecentesco che ricalca da vicino accumuli barocchi, rifacimenti stilnovistici, petrarchismi: si tratta piuttosto di una presa di parola da parte di qualcuno cui la parola è stata negata. Illuminante, in quest’ottica, il titolo della poesia che apre L’Estro, il primo volume pubblicato da Lo Russo: Infanzia è la condizione di chi non riesce a parlare e quindi ad esprimersi; logico, quindi, che per dire, pronunciare le sue prime parole Lo Russo scelga di affidarsi al teatro, quel teatro che per relazionarsi ad un pubblico usa personaggi, maschere-persone che se da un lato occultano la vera fisionomia dell’autore, dall’altro gli consentono di lasciar fluire liberamente il proprio discorso, contestualizzandolo in figure che presto diventano mitiche.
Rosaria Lo Russo si è laureata in storia dello spettacolo con una tesi dal titolo La protagonista di Pirandello. Miti, personaggi e ruoli ed è anche autrice di molti saggi che analizzano la scrittura del drammaturgo di Girgenti scovando al suo interno le affinità filologiche che la legano ad una mitologia classica. Ma Rosaria Lo Russo non è una mitologista (“che è esperto di mitologia”) bensì una mitologa (“che studia o narra i miti”). Non è scontato precisare che il narrare di miti di Lo Russo presuppone un lungo studio analitico ma è indispensabile aggiungere che i miti di cui si serve per la propria narrazione-rappresentazione non sono esclusivamente legati ad un mondo classico greco – romano: mito è in questo caso “elaborazione fantastica di persone o avvenimenti reali”.
A questa definizione però è necessario aggiungere che, laddove questo “estro poetante” non trovi un’aderenza ideale del mito alla realtà, esso ne crea di nuovi, forgiandoli dai contesti più disparati.
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Il sito dell’autore: www.marcosimonelli.net

