Su D di La Repubblica Francesca Frediani annuncia l’imminente uscita de Il libro della follia di Anne Sexton, traduzione di Rosaria Lo Russo.

Il libro sarà disponibile in libreria dal 27 maggio nella sua versione integrale con testo inglese a fronte (e tre racconti ritrovati), edito da La nave di Teseo.

Il 14 ottobre ’74, nuda e avvolta in una vecchia pelliccia della madre, Anne Sexton si versa un bicchiere di vodka ghiacciata, scende in garage, si chiude nell’auto e accende il motore. Ha 46 anni. Era tutta la vita che cercava la morte. Dopo i numerosi tentativi di suicidio, dopo l’alcol, gli antidepressivi, i troppi amanti, le due figlie e il divorzio dal marito Kayo Sexton, amato e ripetutamente tradito, dopo i ricoveri e l’avvicinamento alla poesia grazie a uno psichiatra che le aveva consigliato di scrivere senza immaginare di avere davanti la più grande poetessa moderna, dopo i reading e il successo e il premio Pulitzer nel 1967 per Live or Die – finalmente può cominciare il suo ultimo viaggio.
Figlia della ricca borghesia americana del Massachusetts, probabile origine di tutti i suoi mali, molto affezionata alla zia zitella Nana, affetta anche lei da disturbi psichici, i suoi portentosi, esattissimi versi erano esplosi sulla scena culturale americana con la violenza e la luce di una Supernova, dichiarando al mondo l’incapacità di una donna peraltro di bellezza ultraterrena di essere la moglie e madre perfetta che aveva sognato di essere, e facendola diventare una rockstar della poesia. Parlavano di amori extraconiugali e di sesso, di morte suicidio masturbazione e di tutti quei demoni personali – Anne Sexton soffriva di disturbo bipolare, era questo il nodo dal quale scaturiva la luce della sua poesia – che l’avrebbero condotta alla morte. Il libro della follia uscì nel 72, due anni prima del suicidio, ed è quello più segnato dalla morte, dai tentativi di avvicinarsi, lei atea, a Dio. Pubblicato oggi per la prima volta in Italia in versione integrale, contiene anche tre racconti inediti (qui un estratto da Ballare la giga, a cura e nella meravigliosa traduzione di Rosaria Lo Russo, poeta e performer a sua volta, e due poesie; grazie all’editore La nave di Teseo). Ai corsi di poesia che frequentò alla Boston University diventò amica di Sylvia Plath. Quando Plath nel ’63 morì suicida, le dedicò i versi di Sylvia’s Death, undici anni dopo l’avrebbe seguita.

(Francesca Frediani, Anne Sexton e i suoi mille talenti spericolati, su D La Repubblica, 15 maggio 2021, pp. 247-250)


“Chiedo a uno se ha da accendere.

Ce l’ha. Il fiammifero struscia,

mi sporgo verso il suo rossore.

Ancora vedo doppio. Sono molto

distante, ma nessuno se ne

accorge. Continuo a ingannarli.

Forse pensano che sono ubriaca”


“Il libro della follia” su La Repubblica