“Anne Sexton, diversamente femminista e profeta di tempi peggiori,”

Francesca Matteoni


(Francesca Matteoni, Il libro della follia, in “Nazione Indiana”, 8 Luglio 2021)

Il libro della follia è la prima traduzione integrale in italiano della prima edizione di The Book of Folly, che Anne Sexton diede alle stampe nel 1972. Qui lo stile confessional, che aveva reso celebre l’autrice, fruttandole alla fine degli anni sessanta il prestigiosissimo Pulitzer Prize, giunge alla piena maturità, trasformando il teatro confessionale dell’io lirico nel Gran Teatro psichedelico delle allegorie transpersonali. La Signora Benestante che scrive occasionalmente versi rispettando le forme metriche lascia il posto, definitivamente e consapevolmente, al personaggio della Poetessa Martire della società benpensante, e all’aspirante suicida, ma non prima di aver effettuato il rovesciamento parodico dei valori patriarcali, accostando l’alto senso del tragico all’ironia e alla caricatura, la metafora lirica al sarcasmo più candidamente blasfemo. Nell’unico libro in cui Anne Sexton, diversamente femminista e profeta di tempi peggiori, sperimenta con la prosa, inscenando in tre “storie” l’anoressia, il femminicidio e il suicidio-della-poetessa, assistiamo al crollo delle fondamenta dei luoghi comuni e dei riti borghesi e religiosi del puritanesimo statunitense. Con una scrittura più vicina a quella delle canzoni rock che alla poesia sua contemporanea, la lingua inconfondibile della Follia di Anne Sexton ha influenzato, per stile e tematiche, non solo la poesia successiva americana e poi internazionale, ma anche la scrittura di divi del pop rock come Peter Gabriel e Kate Bush.”

di Anne Sexton (traduzione di Rosaria Lo Russo)




L’Accumulatrice seriale

L’ozioso è come un pugno di sterco; chi lo raccoglie se lo scrolla di mano

Siracide

C’è qualcosa laggiù
che devo afferrare e scavo
e la gente schiatta e i topi
muschiati vengono a galla a pancia all’aria
e si aprono al mio tocco come
fiocchi di cereali eppure devo
scavare perché c’è
qualcosa laggiù dentro l’oro-
logio di Nana l’ho rotto sba-
gliando scavavo anche allora
dovevo scoprire e snàppete
e cràcchete la mano si ruppe come
uno stuzzicadenti ma non l’ho imparato
continuo a scavare qualcosa
laggiù è la banconota da cinque
dollari di mia sorella che ho strappato perché
non era mia erano soldi di scena
non era mio qualcosa laggiù
scava scava vincerò
qualcosa come la mia prima bici
al primo traballante tentativo di equilibrio
una cavalletta che vola lei
del corridoio puzzolente di muffa
era molto prima molto prima era
la mia prima bambola che l’acqua
ci entrava e l’acqua ci usciva molto
prima era il pannolino che avevo
addosso sporco e mia
madre mi odiava per questo e io
mi amavo per questo ma l’odio
vinceva, no?, certo, e il disprezzo
vinceva e il disgusto vinceva e per
questo io sono un’accumulatrice di parole
le tengo dentro anche se sono
sterco oh Dio sono una che scava
non sono un’oziosa
vero?

“Il Libro della follia” su Nazione Indiana- Francesca Matteoni