“Spose cadavere e principesse esistenzialiste illuse da un Dio che mostra i denti. Nei versi di Anne Sexton la vita incombe erotica, spaventosa e insopportabile presagendo la fine”, così Claudia Durastanti commenta la recente uscita de “Il libro della follia” di Anne Sexton, a cura di Rosaria Lo Russo.


“In questo serpentare di creature intimamente malformi – donne, figlie, madri, amanti, spose cadavere – che cercano e non trovano un riparo nella ritualità nel quotidiano e nelle leggi della natura, Anne Sexton diventa per la prima volta nella mia vita una poetessa di genere, una poetessa horror: e non perché parla così spesso della morte e del sangue che l’accompagna, ma perché è perfida e ironica e crudele sulla vita, su quel magma di esistenza che forse un giorno si scioglierà in un rigagnolo di gas così pungente da farla asfissiare, ma che resta ancora oggi molto più vischioso e ingombrante e lavico di qualsiasi fine Sexton abbia scelto per se stessa: ne II libro della follia la vita incombe, cresce come i capelli impossibili di Raperonzolo, ed è più erotica e spaventosa e insopportabile del suo contrario.”

Claudia Durastanti, Spose cadavere e principesse esistenzialiste illuse da un Dio che mostra i denti in “Tuttolibri”, 29 maggio 2021.


Fotografia di Anne Sexton, courtesy of Getty (1940)

“Anne Sexton non è l’ennesima poetessa suicida”

“Se chiedi a un giovane scrittore o poeta perché scrive, le risposte più probabili che riceverai saranno qualcosa tipo «scrivo perché devo», «scrivo perché non so cosa penso finché non leggo ciò che dico» (questa l’ha detta veramente Flannery O’Connor), o forse la peggiore di tutte, «scrivo per non impazzire». Una poetessa, però, scriveva veramente per non impazzire: a una seduta, lo psicanalista le aveva passato foglio e penna suggerendole di racchiudere i suoi pensieri depressivi, maniacali, bipolari, li aveva tutti, sotto forma poetica. Subito lo guarda male, aveva appena finito un incarico come modella, e gli risponde che l’unica cosa in cui sarebbe stata brava era prostituirsi. Poi ci prova, le piace e fa domanda per iscriversi a un seminario di poesia tenuto dal celebre poeta Robert Lowell, sicura però che non avrebbe apprezzato le sue poesie e che sarebbe rimasta a casa a piangere per giorni interi. Invece, Lowell le risponde che i componimenti che gli ha mandato gli piacciono molto, che anzi la invidia, e la accetta nel corso.”

Francesca Faccani, Anne Sexton non è l’ennesima poetessa suicida in “Rivista studio”, 30 maggio 2021.

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“Una raccolta di versi, uno studio attraverso i saggi: escono due libri sulla scrittrice americana. Il ritratto della traduttrice, Rosaria Lo Russo”

“É da trent’anni che Rosaria Lo Russo è immersa nella poesia di Anne Sexton. “Sono la sua ghost writer” dice, sorridendo, la poetessa fiorentina: le sue traduzioni sono le più accreditate in Italia, non solo per la capacità di restituire nella nostra lingua un immaginario e un pensiero complesso, visionario, sfacciatamente “pop”(amatissimo dalla raffina Kate Bush e dall’icona Madonna) ma anche per lo studio approfondito attraverso saggi che contestualizzano Sexton nella poesia di metà Novecento, americana e no. Così, mentre La Nave di Teseo esce con la prima traduzione italiana de Il Libro della follia a firma di Lo Russo, Seri editore dà alle stampe Figlia di solo padre, saggi della stessa autrice in cui la figura della Sexton è un fil rouge.”

Fulvio Paloscia, Oltre i confini della poesia dove osava Anne Sexton in “La Repubblica. Firenze”, 1 giugno 2021.


“Sexton, poetessa protofemminista già cento anni fa”

“Icona della poesia confessionale, premio Pulitzer nel 1967 con la raccolta Live or Die, ribelle, irrequieta, alla costante ricerca di nuovi stimoli, frammentata, dipendente (da alcol e psicofarmaci) ma anche geniale, passionale, anticonformista, chic, sempre ben truccata, spesso fasciata da abiti rossi e fedele ai tacchi a spillo, artisticamente unica. Suicida a 45 anni, dopo diversi tentativi, come l’amica Silvia Plath. Insieme parlavano di morte e autodistruzione “con ardente intensità, attratte da questa come le zanzare dalla luce elettrica”. A Sylvia, che compì il gesto estremo undici anni prima di lei, dedicò anche una lirica in cui scrisse “She took something that was mine“, prese qualcosa che era mio. Eppure sulla carta Anne Sexton avrebbe potuto avere un’esistenza invidiabile.”

Carlotta Vissani, Dio esiste. É nella macchina da scrivere di Anne Sexton in “Il fatto quotidiano”, 28 maggio 2021.


“Anne Sexton, quei versi che urlano ancora aiuto”

“Le poesie di Anne Sexton ci arrivano ancora oggi come un urlo, l’urlo di una donna che implora aiuto per non farsi addomesticare, per proteggere l’istinto e per sfuggire a una vita rinchiusa nei ruoli di moglie e madre perfetta. In quest’urlo c’è anche il tentativo di adattarsi a una vita tradizionale e alle regole di una società bigotta e conformista e c’è l’impossibilità di riuscirci”

Francesca Bellino, Anne Sexton, quei versi che urlano ancora aiuto in “Il Mattino”, 3 giugno 2021.

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