“Un originale percorso personale sul tema del patriarcato autoriale quello di Rosaria Lo Russo che mette a confronto pratiche testuali apparentemente lontane, creando relazioni inedite non viziate da una visione pregiudiziale”

Serena Todesco




(Serena Todesco, Una imprevista rilettura del canone, in “Leggendaria”, Giugno-Luglio 2021)

“Questo libro schiude un cassetto magico delle idee, tensioni e passioni di una lettrice d’eccezione. In Figlia di solo padre la voce di Rosaria Lo Russo illumina i passaggi di un percorso personale mai chiuso al confronto collettivo, e si affianca alle vocalità di altre scrittrici che, nel tempo, hanno sfidato l’orizzonte discorsivo del patriarcato autoriale. È un tema mai concluso, quello dell’autorialità femminile. In questi scritti, così amorevolmente composti, Lo Russo esegue una generosa regia interpretativa, stendendo un bandolo di visioni e affinità testuali. Generosità è il termine da evocare osservando la re-inscrizione – celebrata nel corpo e dal corpo della lettrice/poeta – di pratiche testuali così apparentemente distanti: Luigi Pirandello, Dante, Anne Sexton, Sylvia Plath, Amelia Rosselli, Karen Hesse e Dorothy Porter. Siamo qui assai oltre la “critica”: in ciascun saggio si percepisce la libertà di vagare tra le stanze della letteratura, come probabilmente solo le donne hanno saputo fare nel corso del Novecento. Pensiamo alle letture colte di Virginia Woolf, Elsa Morante, Ingeborg Bachmann, dove l’autorialità scava profondi solchi nella prassi individuale, oppure ai saggi di Nadia Fusini o Grazia Livi, o a esempi più recenti di autorialità ridiscusse dentro e oltre la luce ambivalente dei femminismi (basta evocare i lavori di Tiziana de Rogatis ed Elisa Gambaro sulle scrittrici italiane).”




Rosaria Lo Russo, Figlia di solo padre, Macerata, Seri, 2021





“Gli scritti di Figlia di solo padre poco hanno a che fare con l’intenzione di fornire una rassegna controllata, né si legano apertamente alla critica femminista, seppure ne condividano alcuni passaggi relativi alle questioni di autorialità, canone, padri fondativi e madri perdute o riguadagnate. Lo studio presenta piuttosto una sostanziale originalità sul piano filologico-interpretativo e testuale, dove emerge qualcosa di assai liberatorio, in particolare rispetto alle figure femminili pirandelliane. Il punto di vista di Lo Russo esplode in corti circuiti produttivi dove si evitano le facili generalizzazioni, le citazioni di comodo, i ricorsi a formule trite e ritrite di cui patiscono molti saggi di e sul genere. Schemi mentali di cui soffrono tutte prima o poi, anzi soffriamo tutte; mettendomi in prima persona, volentieri «mi arrendo e alzo le braccia» (sto qui citando la raccolta Crolli) di fronte all’attuazione di un Io poetico capace di ammettere la «dialettica informativa del ricantare parodicamente la voce creatrice del Padre Orante», come la stessa autrice afferma (suo il corsivo). La ricca verifica di Figlia di solo padre si sorregge sul coinvolgimento audace di un io femminile coscientemente analitico, filologico e traduttivo. Ciascun saggio accende una candela vigile sui testi di volta in volta attraversati, nulla viene approssimato o dato per scontato. Lontani da impostazioni rigidamente teoriche, ma ligi alla correttezza del dettato filologico e onomastico, i testi del volume mettono in dialogo gli auctores di Lo Russo, lasciandoci entrare nella loro galleria per spostare gli oggetti e vederne l’incavo, il retro, l’angolo semibuio, l’avvallamento inatteso. Intervengono allora, in armonia per nulla forzata, riflessioni sul mimetismo dantesco («il Padre Dettatore-Dittatore»), o su quello che Guido Piovene definiva «l’enzima Pirandello» (indicando una macro-funzione letteraria in perenne evoluzione), tradotto nei suoi temi principali, uno su tutti la sequenza correlativa Primadonna/Madre. Queste originali disamine si fondano sulla funzione della lettrice-poeta che ha compreso come una Lingua Madre tocchi e si intrecci con una Voce del Padre capace di attestarsi fuori dalle convenzioni.”





“Lontani da impostazioni rigidamente teoriche, ma ligi alla correttezza del dettato filologico e onomastico, i testi del volume mettono in dialogo gli auctores di Lo Russo, lasciandoci entrare nella loro galleria per spostare gli oggetti e vederne l’incavo, il retro, l’angolo semibuio, l’avvallamento inatteso.”

Serena Todesco, Una imprevista rilettura del canone

“Figlia di solo padre” su Leggendaria- di Serena Todesco