Libreria Brac, Via de’Vagellai 18r, Firenze





Venerdi 21 ottobre ore 18:30.

Beatrice Seligardi e Massimo Palma dialogano intorno ai loro rispettivi libri Lightfossil. Sentimento del tempo in fotografia e letteratura (Postmedia ,2020) e I tuoi occhi come pietre. Trauma e memoria in W.G. Sebald, Paul Celan, Charlotte Salomon (Castelvecchi, 2020)

Il libro_Due immagini fotografiche, l’una di Francesca Woodman, l’altra di Marianne Breslauer, presentano una serie sorprendente di somiglianze: due donne, accostate a muri incisi dai segni del tempo, sembrano emergere, pietrificate, come negli antichi bassorilievi. A quest’impressione di morte, si aggiunge una sintassi misteriosa che le figure umane compongono con le tracce del passato iscritte nella calce: forme indecifrabili che alludono ma non dicono, indici di quello che è stato senza riuscire a trasformarsi in indizi certi. Come se fossero immagini-guida, e sulla scorta dell’immaginifica definizione celatiana di “figura di movimento”, queste due fotografie ci porteranno in un viaggio sentimentale attraverso le “poetiche dell’indicalità” nelle opere di Francesca Woodman, Agnès Varda, Max Klinger, André Breton, Deborah Levy, Sophie Calle, Louise Bourgeois e Mary Ruefle.


Beatrice Seligardi è ricercatrice in Critica letteraria e letterature comparate all’Università di Sassari. I suoi interessi di ricerca si concentrano sulla teoria letteraria, la morfologia delle forme, le prospettive di genere e i rapporti tra letteratura e visualità. È autrice di tre monografie: Ellissi dello sguardo. Pathosformeln dell’inespressività femminile dalla cultura visuale alla letteratura (Morellini, 2018); Finzioni accademiche. Modi e forme del romanzo universitario (Franco Cesati Editore, 2018); Lightfossil. Sentimento del tempo in fotografia e letteratura (Postmedia Books, 2020). Fa parte della redazione di «Between» e «Scritture migranti», e del direttivo di COMPALIT (Associazione di Teoria e Storia Comparata della Letteratura). 

Il libro_«Il tuo occhio, come pietra cieco», così recita un verso di Paul Celan, testimone diretto della Shoah. Era il 1959, e sessant’anni dopo le immagini dell’orrore, ora riproducibili e modificabili, vengono filtrate da retoriche di segno diverso e tendono a generare oblio anziché memoria. L’appello a “non dimenticare” risuona, così, sempre più stanco. Ecco che diventano preziose le opere di chi ha saputo affrontare l’atto stesso della memoria come trauma personale e politico. Al di là delle condanne e dei silenzi, i lavori di W.G. Sebald, Paul Celan e Charlotte Salomon raccontati in questo libro mettono in scena la lotta tra la responsabilità, l’accusa e l’oblio. Romanzi, versi, pitture-fumetto: tre interrogazioni radicali e diversissime sulla cecità che ci coglie quando ricordiamo. Tre scritture della memoria divisa, delle amnesie necessarie, dei conflitti della ripetizione.








21 ottobre 18:30- ARTE A PARTE