Marco Simonelli, Rosaria Lo Russo, Appunti per un’agiografia, saggio in Italies, Revue d’études italiennes (Centre Aixois d’Études Romanes, Université de Provence, n 13, 2010).
Poetrice
Sarebbe arduo tentare di inquadrare l’opera di Rosaria Lo Russo basandosi su analisi prettamente testuali: siamo di fronte ad una esperienza poetica polimorfa che fin dal suo primo apparire (meglio: fin dal suo primo formarsi) si nutre e si sviluppa attraverso sperimentazioni e contaminazioni intramediali: il teatro, in prima analisi, da intendersi come non-luogo in cui la voce poetante prende corpo agendo nella realtà e allo stesso tempo inscenandola.
Non è un caso infatti che Lo Russo definisca sé stessa “poetrice”, neologismo che al suo interno racchiude e fonde i ruoli di “poeta” e “attrice” e allo stesso tempo conia un’alternativa creativa ad una definizione come “poetessa”, avvertita come limitante e subordinata alla figura del “poeta-maschio” da molte autrici italiane già negli anni della contestazione femminista.
In questa breve disamina tenteremo di delineare i tratti salienti della scrittura poetica di Lo Russo considerandone sia l’aspetto testuale, sia l’aspetto performativo e ci soffermeremo in particolar modo sull’interazione di queste due complementari modalità di lettura analizzandone gli esiti complessivi. A tale scopo riteniamo essenziale offrire al lettore una bibliografia che integri ogni “farsi pubblico” del lavoro di Lo Russo, includendo oltre alle pubblicazioni cartacee anche quelle immortalate su supporto audio e quelle pubblicamente esibite attraverso la performance, in questo caso considerabile happening di (ri)scrittura orale e rendition d’autore allo stesso tempo.
Rosaria Lo Russo è nata a Firenze nel 1964. Si è laureata in Lettere Moderne discutendo una tesi in Storia dello Spettacolo presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze, dal titolo La protagonista di Pirandello. Miti, personaggi e ruoli.
Debutta in teatro nel 1979 con Girotondo di Arthur Schnitzler e dal 1986 si specializza come lettrice-performer di testi poetici propri e altrui; si tratta di una attività che non si limita alla mera dizione pubblica di un testo, bensì presuppone un accurato studio filologico e una precisa disamina delle componenti ritmiche e prosodiche in rapporto alle proprie doti vocali : un calibrare la voce attenendosi al testo considerato innanzitutto come partitura fonica generatrice di significati complementari che solo la dinamica di flusso espiatorio e vibrazione di corde vocali è in grado di mettere in luce. Tale attività di esegesi orale (svolta negli ultimi vent’anni all’interno di master universitari, programmi televisivi e radiofonici, convegni, performance e spettacoli in Italia e all’estero) è necessariamente da considerarsi parte integrante e inter/agente della sua opera.
La prima produzione poetica di Rosaria Lo Russo è raccolta in due volumi L’estro [1] e Vrusciamundo [2]: si tratta di testi interessanti da indagare se inquadrati come prodromi del lavoro successivo. In questo primo e già ben strutturato corpus poetico i testi si susseguono alternandosi a citazioni tratte rispettivamente da La Bohème di Giacomo Puccini e dalla Fedra di Racine: più che di un contrappunto o di una cornice compositiva, si tratta di un espediente d’autore volto a sottolineare la tensione scenica che fin dal suo primo apparire caratterizza questa scrittura.
Ne L’estro già troviamo allo stato embrionale i temi e i toni che, a partire dalla seconda metà degli anni ‘90, Lo Russo svilupperà, potenziandoli e amalgamandoli, nei due libri successivi, i «capitoli di un romanzo allegorico in versi sfacciatamente autobiografico» [3] Comèdia [4] e Lo Dittatore Amore [5]: il conflittuale superamento dell’infanzia («opulenta condizione / che lentamente / m’anestetizzava» [6]) che avviene all’interno di un «mondo metafora/palcoscenico barocco» [7] ci catapulta in un immaginario che attinge a piene mani dalla figuralità cristiana inquadrata spesso nei suoi aspetti più cruenti e paradossali, espressa tramite l’impiego di una versificazione sincopata che non dissimula un certo andamento liturgico ; si tratta di acquarelli espressionistici a fosche tinte: si veda a tal proposito I Vattìenti, descrizione di una zoppicante e inquietante processione di flagellanti «nell’orgia di pianto/dell’Addolorata» [8], miniature bizantine da cui trapelano spesso accenti più sarcastici che ironici, stesi sull’incedere di una litania medioevale, come accade in Ode a Santa Cecilia dove la patrona della musica viene via via descritta come «pudica mesta bestiolina», «perfida bambina», «docile agnellina» che «lapida con le pietruzzelle / del suo nome» [9].
Una forma lirica canonica ancora legata alle esperienze più tradizionali del ‘900 caratterizza anche i testi di Vrusciamundo, anche se in quest’ultima compagine si fa più evidente la tendenza ad un racconto autobiografico di più ampio respiro. Colpisce l’impiego di materiali e riferimenti mitologici assortiti e disparati: Elettra, Clitemnestra e Desdemona convivono, sul piano del discorso, con il disneyano Bambi, il televisivo Topo Gigio, i personaggi di Beautiful : l’impianto referenziale di Lo Russo inizia qui a spaziare dall’alto al basso, dal remoto al quotidiano, dal sublime al triviale, in una vertigine della rappresentazione :
Questa lingua estrema
questa lingua tirata alla radice
strappata alle corde
corde e radici
in gola in petto
radici cordiali
corde radicali
dalla vertigine muta affiorate,
m’hanno salvata ancora dall’abisso
dallo sguardo laser che ti fotte
nell’inquadratura feroce. [10]
Un plurilinguismo che si avvale prevalentemente dell’italiano gergale o dialettale («Astutate i luci / Don’t ravish us !» [11]), un impianto retorico che utilizza l’assonanza e la paronomasia come snodi drammatici, la semantica del corpo e del cibo in forma oggettivante («sforzo di nei e torsioni /torsolo di tensioni» [12]) sono alcuni degli stilemi della scrittura di Lo Russo fra i più riconoscibili.
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NOTE:
1) Rosaria Lo Russo, L’estro, Firenze, Franco Cesati Editore, 1987.
2) Rosaria Lo Russo, Vrusciamundo, Porretta Terme, I Quaderni del Battello Ebbro, 1994.
3) Rosaria Lo Russo, Postille e glossario in corpo minore in Lo Dittatore Amore, Milano, Effigie, 2004, p. 77.
4) Rosaria Lo Russo, Comèdia, Milano, Bompiani, 1998.
5) Rosaria Lo Russo, Lo Dittatore Amore, cit.
6) Infanzia in L’estro, cit., p. 10.
7) Eccoti adesso… in L’estro, cit., p. 11.
8) L’estro, cit., p. 65.
9) L’estro, cit., p. 67.
10) Vertigo, in Vrusciamundo, op. cit., p. 87.
11) Vrusciamundo, cit., p. 97.
12) Vrusciamundo, cit., p. 26.
Il sito dell’autore: www.marcosimonelli.net

