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Da “Poesie d’amore” (Le Lettere, 1996), traduzione di Rosaria Lo Russo

QUEL GIORNO

Questa è la scrivania dove sto
questa è la scrivania dove ti amo troppo
e questa è la macchina da scrivere che sta di fronte a me
dove ieri solo il tuo corpo stava di fronte a me
con le spalle raccolte come un coro greco,
con la lingua pari a un re che stabilisce le regole come gli va,
la lingua palesemente uguale a un gatto che lecca il latte,
la lingua – e noi due abbisciati nella sua viscida vita.
Era ieri quel giorno.

Che fu il giorno della tua lingua,
la lingua che nasceva dalle labbra,
due che si schiudono, metà animali, metà uccelli
catturati sulla soglia del tuo cuore.
Fu il giorno che applicai le regole del re,
sfiorando le tue vene rosse, le tue vene blu,
le mie mani lungo la schiena e giù veloci sul palo dei pompieri,
le mani fra le gambe dove ostenti la più profonda sapienza,
dove cave di diamanti son sepolte e emergono per seppellire,
s’ergono più rapidamente d’una città ricostruita.
In pochi secondi è compiuto, il monumento.
Il sangue scorre sotterraneo eppure partorisce una torre.
Dovrebbe radunarsi una folla attorno a un edificio così.

Per i miracoli si fa la coda e si gettano coriandoli.
C’è La Stampa a caccia del titolone, certo.
Si dovrebbe sfilare in corteo con lo striscione, certo.
Se si costruisce un ponte, non taglia un nastro il sindaco?
Se un prodigio si manifesta non dovrebbero i Magi portare doni?
Ieri fu il giorno che portai doni al tuo dono
e venni dalla valle per incontrarti sul pavimento.
Era ieri quel giorno.

Che fu il giorno della tua faccia,
la faccia dopo l’amore, affondata nel cuscino, una ninnananna.
Mezzo addormentato accanto a me che fermavo l’ancheggìo della vecchia sedia a
[dondolo,
il nostro respiro divenne uno, divenne uniti un bambino-respiro;
mentre con le dita disegnavo piccole O sugli occhi chiusi,
mentre con le dita disegnavo piccoli sorrisi sulla bocca,
mentre scrivevo TI AMO sul torace e il suo batterista,
sussurravo: “Svegliati!” e tu borbottavi nel sonno:
“Shh… Part…ire per Cape Cod… Verso Bourne Bridge…. Girare
intorno Bourne Circle…” Part…ire!
Allora per il sogno ti conobbi e t’implorai d’un tempo nostro
in cui fossi trapassata e tu mettessi radici in me
in cui potessi partorire un tuo nato, potessi partorire
il tu o il fantasma di te nella mia piccola casata.
Ieri non volli essere presa a prestito
ma questa è la macchina da scrivere che sta di fronte a me
e l’amore è dove quel giorno sta.

 

THAT DAY

This is the desk I sit at
and this is the desk where I love you too much
and this is the typewriter that sits before me
where yesterday only your body sat before me
with its shoulders gathered in like a Greek chorus,
with its tongue like a king making up rules as he goes,
with its tongue quite openly like a cat lapping milk,
with its tongue – both of us coiled in its slippery life.
That was yesterday, that day.

That was the day of your tongue,
your tongue that came from your lips,
two openers, half animals, half birds
caught in the doorway of your heart.
That was the day I followed the king’s rules,
passing by your red veins and your blue veins,
my hands down tha backbone, down quick like a firepole,
hands between legs where you display your inner knowledge,
where diamond mines are buried and come forth to bury,
come forth more sudden than some reconstructed city.
It is complete within seconds, that monument.
The blood runs underground yet brings forth a tower.
A multitude should gather for such an edifice.

For a miracle one stands in line and throws confetti.
Surely The Press is here looking for headlines.
Surely someone should carry a banner on the sidewalk.
If a bridge is constructed doesn’t the mayor cut a ribbon?
If a phenomenon arrives shouldn’t the Magi come bearing
[gifts?
Yesterday was the day I bore gifts for your gift
and came from the valley to meet you on the pavement.
That was yesterday, that day.

That was the day of your face,
your face after love, close to the pillow, a lullaby.
Half asleep beside me letting the old fashioned rocker stop,
our breath became one, became a child-breath together,
while my fingers drew little o’s on your shut eyes,
while my fingers drew little smiles on your mouth,
while I drew I LOVE YOU on your chest and its drummer
and whispered, “Wake up!” and you mumbled in your sleep,
“Sh. We’re driving to Cape Cod. We’re heading for the Bourne
Bridge. We’re circling around the Bourne Circle.” Bourne!
Then I knew you in your dream and prayed of our time
that I would be pierced and you would take root in me
and that I might bring forth your born, might bear
the you or the ghost of you in my little household.
Yesterday I did not want to be borrowed
but this is the typewriter that sits before me
and love is where yesterday is at.

“Quel giorno”, da “Poesie d’amore”